venerdì 2 dicembre 2011
GOVERNO TECNICO...UNA POESIA
Non oltre questa giostra è il mio paese,
appeso per un perno al continente
sospeso ad avvitarsi per il resto.
Il tema delle mie corrispondenze
è un camice deposto sullo scranno,
è il languido riserbo dei compassi,
la grazia tragicomica dei conti.
Scostate dalle piazze questa mia generazione,
lasciatela montare sopra il carro dei monatti,
non conteggiate i corpi, ve ne prego! ,
piuttosto arrotondateli a una nota di bilancio.
La cedra, il cacciavite, la pillola e la madre
di questa sostanza
va fatto l'inchiostro,
delle vostre postille.
appeso per un perno al continente
sospeso ad avvitarsi per il resto.
Il tema delle mie corrispondenze
è un camice deposto sullo scranno,
è il languido riserbo dei compassi,
la grazia tragicomica dei conti.
Scostate dalle piazze questa mia generazione,
lasciatela montare sopra il carro dei monatti,
non conteggiate i corpi, ve ne prego! ,
piuttosto arrotondateli a una nota di bilancio.
La cedra, il cacciavite, la pillola e la madre
di questa sostanza
va fatto l'inchiostro,
delle vostre postille.
domenica 6 novembre 2011
Quando piove una pietra nello stagno
Quando piove una pietra nello stagno
lo scheletro dell’acqua si dichiara,
la carne della pozza trema e smette
quando piove una pietra nello stagno.
Quando piove una pietra nello stagno
le anatre rincasano nel vento,
e un pesce può guardare una cometa
quando piove una pietra nello stagno.
Quando piove una pietra nello stagno
l’amore di Narciso si sparpaglia
ed Eco lo ritrova lo ritrova,
quando piove una pietra nello stagno.
Quando piove una pietra nello stagno
I Circoli si levano e s’ingrossano
eppure la deriva poi
li tace,
quando piove una pietra nello stagno.
Quando piove una pietra nello stagno
Gli occhi sono tutti alla ricerca di una mano
e tutto passa come fosse niente
quando piove una pietra nello stagno.
Fra le cento lanterne di carta
DICO A TE CHE NASCONDI UNA DONNA
NEL VENTAGLIO DI CARTE DA GIOCO.
DICO A TE CHE PERLUSTRI LA PIAZZA
NELLA NOTTE CHE SEGUE LA FESTA.
IL MONSONE CHE STRAPPA LE CASE
E' LO STESSO CHE DANZA E CHE GIACE
FRA LE CENTO LANTERNE DI CARTA.
lunedì 24 ottobre 2011
Ipocrisie ed altri racconti: una mia vecchia "poesia?".
In faccia alle guardie l'ubriaco perfeziona il passo
e la mammana sterilizza
ferri roventi di precisione
Ha una boccia di alcol poggiata sopra al banco
sfrega le mani, parlotta al feto
"Spero che sia per un'altra occasione."
In chiesa c'è un tanfo di urla scadute
non è sano provarsi all'igiene del sangue
la vedova scorre i grani
del rosario catenaccio
chiude le palpebre a doppia mandata
risponde al salmo con una fitta al rossetto.
La direttrice dell'albergo si chiama madre superiora
promette agli orfani e poi a se stessa
una placenta per l'avvenire
ha nella Bibbia un assegno in bianco
ed un zero
da partorire.
E il presidente acquista nervino
mentre si inaugura la carestia
investe sicuro sopra la morte
assegna vergini coi dividendi
Garantisce col nome il diritto al lavoro
e in dosi massicce canarini in miniera
e la mammana sterilizza
ferri roventi di precisione
Ha una boccia di alcol poggiata sopra al banco
sfrega le mani, parlotta al feto
"Spero che sia per un'altra occasione."
In chiesa c'è un tanfo di urla scadute
non è sano provarsi all'igiene del sangue
la vedova scorre i grani
del rosario catenaccio
chiude le palpebre a doppia mandata
risponde al salmo con una fitta al rossetto.
La direttrice dell'albergo si chiama madre superiora
promette agli orfani e poi a se stessa
una placenta per l'avvenire
ha nella Bibbia un assegno in bianco
ed un zero
da partorire.
E il presidente acquista nervino
mentre si inaugura la carestia
investe sicuro sopra la morte
assegna vergini coi dividendi
Garantisce col nome il diritto al lavoro
e in dosi massicce canarini in miniera
domenica 16 ottobre 2011
Al di qua del vetro si gioca un solitario
ispirato al cortometraggio "al di là dal vetro" di Erri De Luca
Lo incontro in cucina. E’ sveglio e scosso, accenna
ad un sogno e ad un sonno disturbato, ma io faccio finta di niente. Sembra stupito
di vedermi ancora in piedi, sveglia nel cuore della notte, come se non sapesse…
. Si accorge delle carte da gioco abbandonate sul tavolo e mi offre di
incominciare assieme un solitario, lo chiama: “Il nostro solitario ”, come se
ci appartenesse ancora, come se le regole
consentissero di giocare un solitario in due. Allora io accetto, perché penso che infondo anche così,
tra noi due, adesso, si può giocare un solitario.
Il solitario inizia. Le nostre
chiacchiere ci accompagnano ed io racconto della guerra. Gli parlo dell’urlo
delle sirene, delle notti dormite con i vestiti addosso, delle corse nei
ricoveri per accaparrarsi il posto migliore, “come a teatro!”, e lui ascolta.
Di tanto in tanto mentre chiacchiero mi
volto verso di lui e lo scopro mentre muove la bocca in silenzio, ricalcando con
il movimento delle labbra le mie stesse parole o anticipando la fine della frase
che sto per pronunciare. I miei ricordi dei bombardamenti ormai deve conoscerli
a memoria, penso fra me e me, però lui non m’interrompe più di tanto e allora
io continuo. Proseguiamo assieme il solitario.
Mi toglie la parola per iniziarmi
a raccontare delle sue di guerre, quelle che si è andato a cercare
volontariamente in giro per il mondo e lo fa fin quando non ci troviamo d’accordo nel sostenere che
nessuno terrorismo politico può essere paragonato al terrore ispirato dal
bombardamento di una città. Mi parla di Belgrado, ma troviamo anche il tempo per accennare a suo
padre, emigrato in America e tornato in patria perché non avevo alcuna
intenzione di lasciare Napoli. Si continua il solitario.
Infine si parla di noi, della sua
attrazione per il pericolo, fatto di guerre di come di montagne scalate, e
delle smancerie che non ci siamo mai scambiati, di come io non sia stata come
tutte le altre madri. Arriva a farmi dire di essermi convinta che ormai fosse
immortale, di avermi talmente abituata a sopravvivere ad ogni suo rischio, che
il giorno in cui l’infarto me lo stava per stroncare quasi non mi pareva
possibile. Gli dico che una madre non dovrebbe sopravvivere al proprio
figlio…come se non sapessi.
Viene fuori che sta scrivendo un
libro che io non ho ancora letto. E’ terminato, già consegnato all’editore, ma
io non ne so niente e glielo dico. Lui si stupisce, sostiene che io avrei
dovuto già conoscerlo perché leggo sempre i suoi libri non appena sono conclusi,
ma io nego di nuovo, così lui si innervosisce, si agita, si comporta come se
non sapesse…e alla fine si sveglia.
Si alza dal letto, guarda una
foto di quando ero ancora viva, poi si dirige verso la porta e guarda al di là
del vetro, come se non volesse credere a quello che è accaduto, come se non
avesse sempre saputo che da questo lato del vetro, adesso, tra di noi, al massimo si può giocare un solitario.
domenica 9 ottobre 2011
lunedì 3 ottobre 2011
ScHiZoFrEnIa
PARLA PARLA PARLA
DEI MILLE URLI FRACASSATI CONTRO I DENTI
DEI MURI BIANCHI SOLO BIANCHI SEMPRE QUELLI
PER DISSIPARE OGNI RUGGITO IN UNO SCATTO
E DEL MISFATTO
SCAGLIARE I PUGNI SENZA MAI MIRARE AL PETTO
LASCIANDO GLI ALTRI A RISONARE PER LA COLPA
ED UN RIFLESSO TI HA PORTATO VIA LA FACCIA
LA BOCCA IL NASO IL NOME IL SENSO E LA COSCIENZA
E NON SI AGGUANTA MALEDETTO IL SORSO D'ACQUA
CHE SI INCARTOCCIA FRA LE DITA CON IL RISO
CHE PIU' NON T'APPARTIENE
E SGUSCIA
SOSPESO IMMOBILE SUL BORDO DELL'ABISSO
E RESTI SCISSO,
DANNAZIONE!,
RESTI SCISSO.
C'ERA LA FILA
FUORI LA PORTA
MA NON SI UDIRONO SINGHIOZZI
NONOSTANTE AVESSE UN NODO ALLA GOLA.
DEI MILLE URLI FRACASSATI CONTRO I DENTI
DEI MURI BIANCHI SOLO BIANCHI SEMPRE QUELLI
PER DISSIPARE OGNI RUGGITO IN UNO SCATTO
E DEL MISFATTO
SCAGLIARE I PUGNI SENZA MAI MIRARE AL PETTO
LASCIANDO GLI ALTRI A RISONARE PER LA COLPA
ED UN RIFLESSO TI HA PORTATO VIA LA FACCIA
LA BOCCA IL NASO IL NOME IL SENSO E LA COSCIENZA
E NON SI AGGUANTA MALEDETTO IL SORSO D'ACQUA
CHE SI INCARTOCCIA FRA LE DITA CON IL RISO
CHE PIU' NON T'APPARTIENE
E SGUSCIA
SOSPESO IMMOBILE SUL BORDO DELL'ABISSO
E RESTI SCISSO,
DANNAZIONE!,
RESTI SCISSO.
C'ERA LA FILA
FUORI LA PORTA
MA NON SI UDIRONO SINGHIOZZI
NONOSTANTE AVESSE UN NODO ALLA GOLA.
sabato 1 ottobre 2011
"GIUDICI" - Camilleri-Lucarelli-De Cataldo - Recensione
Ho appena finito di leggere questo trittico di racconti incentrati sullla figura del giudice, firmato da Andrea Camilleri, inventore del celeberrimo Montalbano, Carlo Lucarelli, capofila dei giallisti italiani, e Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo Criminale; così ho sentito il bisogno di scriverne una breve recensione.
Per prima cosa "GIUDICI" rappresenta secondo me un'intelligente operazione editoriale, non solo perchè sul piano commericale è capace di sfruttare i grandi nomi della narrativa italiana per calamitare il grande pubblico, ma anche perchè permette ai lettori di confrontare in modo piacevole e diretto lo stile di 3 autori di successo profondamente diversi tra loro, sia per background culturale (uno è siciliano, un altro è legatissimo all'Emilia e a Bologna e un altro ancora vive e lavora a Roma), sia per orientamento narrativo: più classicheggiante Camilleri; più vicino al noir Lucarelli, più storico-realista De Cataldo.
Veniamo ai 3 racconti. Il primo, quello che ho gradito maggiormente, è intitolato "IL GIUDICE SURRA", e per l'appunto vede come protagonista il giudice Efisio Surra, originario della sardegna e goloso di dolci, che agli albori dell'Italia unita viene trasferito da Torino a Montelusa per rimettere in piedi il tribunale locale, rimasto orfano dei magistrati dichiaratisi fedeli alla monarchia Borbonica. Il giudice è sapientemente ritratto da Camilleri come un personaggio surreale e simpatico, mix di sbadataggine e integrità morale, a metà fra il Chaplin de "Il grande dittatore" e l'assistente Catarella, e nel corso del racconto sarà costretto a fare i conti con le intimidazioni de LA FRATELLANZA, un'organizzazione criminale antenata della Maffia, che poi riuscirà a sconfiggere in modo rocambolesco, addirittura a sua insaputa!
Il secondo racconto: "LA BAMBINA", scritto da Carlo Lucarelli, è ambientato invece negli anni '80, in piena strategia della tensione, e risente non poco della passione dell'autore per i misteri d'Italia (non a caso fa riferimento diretto alle tragedie di Ustica e della stazione di Bologna) e vede come protagonista una giudice bolognese soprannominata "LA BAMBINA" per la giovane età. Durante il racconto la protagonista verrà coinvolta in un'inchiesta scottante, suscitando i pruriti dei cosiddetti Servizi Deviati e riuscirà a scampare ai loro attentati solo grazie alla sua astuzia ed all'aiuto "sporco" di alcuni micro-criminali dal cuore tenero.
Infine il terzo racconto, scritto da Giancarlo De Cataldo e intitolato "IL TRIPLO SOGNO DEL PROCURATORE", descrive sostanzialmente le biografie intrecciate di due personaggi: lo stoico procuratore OTTAVIO MANDATI ed il losco affarista, trattino sindaco, trattino corrotto capoclasse PIERFILIBERTO BERRAZZI-PERDICO'. Le vicende sono ambientate sequenzialmente dagli anni '60 ai giorni nostri e richiamano velatamente gli scontri ciclopici tra la procura milanese e Berlusconi, ma differentemente dai racconti precedenti, proprio come accade nelle odierne cronache la vittoria della giustizia è solo un presagio colmo di speranze, anche perchè il racconto si chiude praticamente sul più bello.
Fra i tre racconti ho indubbiamente preferito il primo, leggero e profondo allo stesso tempo, perchè condito di humor ma non per questo esente da quell'intento di denuncia sociale, che, mi pare, animi l'intero libro. Sul racconto di Lucarelli avrei invece molto da ridire, soprattutto perchè il Parmense era lo scrittore che fra i tre conoscevo meglio ed era quello dal quale mi aspettavo di più, avendo trattato in numerose occasioni argomenti di cronaca giudiziaria intrecciati con losche questioni politiche. Il suo racconto invece è eccessivamente simile alle trame che vedono come protagonista Coliandro, con l'aggiunta, anzi, con la sottrazione dell'ironia che solitamente accompagna queste ultime. I dialoghi risultano molto spesso sbrigativi e artificiosi, in molti casi tacciabili di essere escamotages dell'auore per risparmiare al lettore una descrizione della vicenda. Questo ne è un esempio:
(un brigadiere porta il giudice ferito in una casa di campagna, presso un certo Sanna, di cui non si sa niente. L'autore non introduce minimanente l'incontro e MIRACOLOSAMENTE quali sono le prime parole di Sanna alla vista della donna ferita?)
"- Mi prendi per il culo?-disse. - Mi hanno arrestato tre volte per esercizio abusivo della professione medica e adesso viene un poliziotto a chiedermi di curare un magistrato?-" .... --> ECCOCI RISPARMIATA LA PRESENTAZIONE!
Il terzo racconto è decisamente migliore del secondo, la descrizione dell'evoluzione delle due vite dei 2 personaggi principali è molto gradevole, davvero ben scritta, ma forse la somiglianza con Il Caimano mi ha suscitato un effetto di assuefazione-ridondanza. Per cui ho finito per preferire il primo.
IN CONCLUSIONE LASCIATEMI FARE UN PO' DI PSICOLOGIA. FRA I TANTI FILI CONDUTTORI CHE ASSOCIANO I TRE RACCONTI PER ME CE N'E' UNO CHE ESPRIME LIMPIDAMENTE UN REPERTORIO PSICOLOGICO-CULTURALE ITALIANO.
INFATTI, ANALIZZANDO ATTENTAMENTE LE TRE STORIE SI RISCONTRA SEMPRE LA FIGURA DI UN GIUDICE VINCENTE SULLE DIFFICOLTA' CONTINGENTI, MA QUESTE VITTORIE, A BEN VEDERE , NON SONO MAI IL FRUTTO DI ORDINARIE PROCEDURE DI GIUSTIZIA, BENSI' SONO COSTANTEMENTE IL RISULTATO DI GENIALI ESPEDIENTI DEL SINGOLO O DI FORTUNATE COINCIDENZE, TANT'E' VERO CHE LA VITTORIA DEI NOSTRI TRE GIUDICI E' COMUNQUE SEMPRE PARZIALE ED ISOLATA, MAI DEFINITIVA E MAI SISTEMICA.
VOLENDO TRALASCIARE IL BISOGNO DI ROMANZARE CHE LOGICAMENTE HA ATTANAGLIATO I 3 SCRITTORI, CREDO DI POTER NOTARE, PIU' IN GENERALE IN QUESTI RACCONTI, IL SINTOMO DI UN IDEALE ITALIANO DI GIUSTIZIA SEMPRE PIU' ANCORATO ALLA DIMENSIONE FANTASTICA, INCARNATA DALLA FIGURA DEL GIUDICE-EROE, E SEMPRE MENO IMPRONTATO AL REALISMO E ALLA RAZIONALITA', OVVERO ALL'IDEA DI UN NECESSARIO CAMBIAMENTO SISTEMICO NEL NOSTRO PAESE . FIN QUANDO CONTINUEREMO AD AVER BISOGNO DI EROI E SACRIFICI ESTEMPORANEI IL NOSTRO SARA'DAVVERO UN POVERO POPOLO E LA GATTOPARDESCA PROFEZIA CONTINUERA' A RISUONARCI NELLE ORECCHIE:
- TUTTO CAMBIA AFFINCHE' NULLA CAMBI -
mercoledì 21 settembre 2011
SPREAD - Nel Vocabolario della crisi
Spread vuol dire “apertura”ed in economia si usa questo termine per
definire la differenza tra il rendimento dei titoli di stato, italiani o di altri paesi, e
quelli degli altri stati; anche se ultimamente lo sentiamo accostato spesso ai titoli di stato tedeschi, presi ad esempio perchè particolarmente solidi e stabilmente remunerativi. Emettendo BUONI ORDINARI DEL TESORO lo stato italiano promette
all’investitore che prestando dei soldi riavrà interamente il suo investimento alla fine del
periodo stabilito ed in più, prima della scadenza, che gli verranno rese alcune “cedole” di rendimento. Insomma, lo stato promette all'investitore che avrà un guadagno sul prestito.
Su questo rendimento si calcola lo spread, in punti base (basis point).
Un punto base corrisponde ad un decimo di millesimo di un valore ed è un indice che misura il rischio dell'investimento, cioè la probabilità di avere poi un reale guadagno dall'investimento. Lo spread tra
i BTP decennali italiani e i Bund tedeschi è in costante e pericoloso aumento.
Questa differenza è decisa dal mercato, limitando di fatto ogni intervento statale. Gli investitori che speculano sulle
obbligazioni italiane pensano di correre più rischi rispetto ad un ipotetico investimento in titoli tedeschi, quindi pretendono un rendimento maggiore.
QUINDI? Quindi l'Italia deve promettere più guadagno agli investitori se vuole attirarne ancora qualcuno e ciò sta innescando un circolo vizioso. L'italia inoltre è il membro più indebitato dei paesi dell'U.E. quindi, ad oggi gli investitori stranieri vanno CONVINTI AD INVESTIRE IN UN PAESE CHE NON CRESCE E CHE HA SULLA SOGLIA I PROPRI CREDITORI.
lunedì 19 settembre 2011
Oggi
Oggi non sono migliore del voto che ho infranto,non ho più sostanza della mia profezia mancata.
Oggi sono un poco innocente, lo ammetto,
la colpa mi viene soltanto dalla mia stessa natura,
biasimarmi sarebbe come imputare alla notte un consenso all'assassinio.
Oggi sono un poco più solo, lo ammetto.
Breve storia di una vedetta mancata
Sarei salpato anch'io sul cesto d'uomini
che presto s'accodò alla carovana
dei venti, e poi magari
avrei voluto essere vedetta
per piantonare fisso l'orizzonte,
guardiano di un nemico evanescente
e finalmente inutile
vitale.
Ma ci fu uno strattone
all'altro capo del sangue
e passò un'altra fuga
domenica 18 settembre 2011
Il Finito
CortWarwick_alessandro R. Roma, 9-05- 2009
Corsi per la via fra le ombre scomposte
e sbottonai le stanze porta a porta
fin quando la trovai a dar da bere alle vene
e mi toccò rimetterle il dolore dentro i tagl.
La presi sugli scogli d'una vasca
prima che uno sputo da rubinetto
si atteggiasse ad oceano
per un solo naufragio.
giovedì 15 settembre 2011
Suggerimenti per le Nostre orecchie
Visto che oramai quelli che non si ritengono intenditori di musica si contano sulle dita della mano sinistra di Capitan Uncino, piuttosto che perdere tempo stilando una inutile classifica di brani da ascoltare ho deciso di limitarmi (altrettanto inutilmente ) a promuovere quelle canzoni, non troppo conosciute, che magari alcuni di voi non hanno ancora mai ascoltato. VI INVITO A FARE ALTRETTANTO SUGGERENDOMI BRANI ATTRAVERSO I VOSTRI COMMENTI.
- Billy bud - Vinicio Capossela (sembrerà d'essere un baleniere)
- A Sangue Freddo - Teatro degli Orrori (Rock recitato alla C.Bene)
- Post - Marta sui Tubi (pura poesia del disincanto)
- Non mi rompete..- Banco del M.S.(ospiti di una pace arcadica)
- Robert Johnson's Tombstone - Thunder (Blues emozionante)
martedì 13 settembre 2011
Opinioni Musica
"I'M WITH YOU" - IL NUOVO DISCO DEI RED HOT CHILI PEPPERS
Nel recensire questo disco è innanzi tutto doveroso spendere qualche parola sulla sua particolarissima presentazione al grande pubblico. L'anteprima di "I'm with you", infatti, è stata celebrata attraverso un concerto-evento dei PEPERONCINI svoltosi fisicamente in Germania e poi trasmesso nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Ma le novità non finiscono qui, perchè questo album si distingue anche per un altro debutto, a ben vedere con un'influenza ben più sostanziosa sul sound della band californiana, ovvero l'ingresso del nuovo chitarrista JOSH KLINGHOFFER, chiamato a sostituire la dipartita ( tranquilli solo artistica!) della star John Frusciante, uscito dal gruppo per la seconda volta e sempre più a suo agio nel ruolo dell'amante lunatica pronta a fare le valigie dopo ogni litigata col partner.
Veniamo dunque al disco. Come da tradizione i Red Hot ci regalano un album costituito da numerose tracce, ben 14, sebbene la lunghezza di "I'M WITH YOU" risulti comunque piuttosto irrisoria se paragonata al suo colossale quanto prolisso predecessore "STADIUM ARCADIUM", che aveva proprio nella ripetitività e nel non felice accostamento dei brani una delle sue pecche maggiori. Da questo punto di vista quindi sento di dire che c'è stato un passo avanti, o forse sarebbe meglio dire indietro, verso la qualità di CALIFORNICATION piuttosto che verso la mera quantità degli ultimi dischi. Certo il numero delle canzoni non è garanzia di qualità, ma ad un primo ascolto sembra veramente che la band, comunque IN FASE CALANTE, abbia tentato con sincero impegno di raffinare al massimo delle proprie possibilità gli arrangiamenti, sebbene (purtroppo!) non abbia scalfito minimamente la filosofia POP/ROCK dei suoi ultimi lavori.
La struttura delle tracce è abbastanza costante, ad ìncipit creativi, come l'inusuale canto declamatorio di "EVEN YOU BRUTUS?", seguono nella maggior parte dei casi strofe movimentate, talvolta al limite della nevrosi come in "GOODBYE HOORAY", condite da STREPITOSE POLIRITMIE targate FLEA&SMITH, e ritornelli estremamente melodici, sicuramente adatti ad insinuarsi subdolamente nella mente di molti ascoltatori, ma altrettanto certamente poco sfiziosi per i palati, pardon per le coclee!, più esigenti...coff!coff!..tipo la mia!
Da segnalare l'arricchimento del sound mediante l'introduzione di ulteriori strumenti, come in parte già preannunciato in STADIUM ARCADIUM. Abbiamo quindi un assolo di tromba messicaneggiante in " DID I LET YOU KNOW", un brano davvero molto orecchiabile, che fa tornare alla mente la vena desertica e tipicamente basso-californiana delle vecchie CABRON e SCAR TISSUE, nonchè un FLEA in versione pianista da saloon del vecchio west in "HAPPINESS LOVES COMPANY".Gradevole anche l'apporto delle percussioni di MAURO REFOSCO, presenti praticamente in tutte le tracks e dell' Hammond di Money Mark in "LOOK AROUND".
Nel complesso un disco ben fatto, che nonostante la rinnovata composizione della band non sposta di una virgola il suo sound più recente, ma che aggiunge un'ulteriore tacca alla lunghissima carriera di una delle band comunque più importanti del globo. I fasti in cui i RED HOT CHILI PEPPERS insegnavano al resto del mondo cosa fossero il CROSS OVER ed il funk sono ormai un tenero ricordo, così come i loro capolavori, BLOOD SUGAR SEX MAGIC e CALIFORNICATION, ormai sedimentati nella storia della musica, ma resta comunque il fascino di un gruppo dalle performance e dalla produzione generose, brullo come il deserto e romantico come l'ululato di un coyote...ammesso che ce ne siano vicino L.A.
voto 6.5
Tracklist:
- Monarchy of roses
- Factory of faith
- Brendan's death song
- Ethiopia
- Annie wants a baby
- Look Around
- The adventures of rain dance Maggie
- Did i let you know
- Goodbye hooray
- Happiness loves company
- Police Station
- Even you Brutus?
- Meet me at the corner
- Dance, dance, dance
lunedì 12 settembre 2011
Opinioni Libri
DIALOGO INTERIORE SULL'APERTURA DI QUESTO POST
Me - E ora che fai, vuoi fingerti esperto di letteratura? Non ti bastava giocare a fare il poetastro? Hai letto dieci libri pe' puzza( trad in italiano dal vernacolare: in modo accidentale, rocambolesco) e adesso dai opinioni sui libri! Ma vedi d'annattene!!! ( traduzione in italiano dal vernacolare: Cerca di fare qualcosa di utile!).
IO - Io non sono così infantile da far vedere quanto sono acculturato agli altri, per chi mi hai preso?...e comunque sappi che IL BLOG E' MIO E LO GESTISCO IO!
LETTURE CHE MI HANNO SEGNATO
- DELITTO E CASTIGO - FEDOR DOSTOESKIJ
- IL NOME DELLA ROSA - UMBERTO ECO
- MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - FEDOR DOSTOESKIJ
- IN ALTO A SINISTRA- ERRI DE LUCA
- RACCONTI (TUTTI) - EDGAR ALLAN POE
- LA CHIMERA- SEBASTIANO VASSALLI
- L'ISOLA DELL'ANGELO CADUTO - CARLO LUCARELLI
- LA COSCIENZA DI ZENO - ITALO SVEVO
- CHIEDI ALLA POLVERE - JOHN FANTE
- I DEMONI - FEDOR DOSTOESKIJ
- I FRATELLI KARAMAZOV - FEDOR DOSTOESKIJ
- DRACULA - BRAM STOKER
- LA PECORA NERA- ASCANIO CELESTIN
- SOSTIENE PEREIRA - ANTONIO TABUCCHI
- IL VECCHIO E IL MARE- ERNEST HEMINGWAY
- IL GIORNO DELLA CIVETTA - LEONARDO : SCIASCIA
- DEI DELITTI E DELLE PENE - CESARE BECCARIA
- I QUATTRO CAVALIERI DELL'APOCALISSE - BLASCO IBANEZ
- I MALAVOGLIA - GIOVANNI VERGA
LETTURE CHE MI HANNO APPASSIONATO
- ALMOST BLUE - CARLO LUCARELLI
- CUORE DI PIETRA - SEBASTIANO VASSALLI
- IL FU MATTIA PASCAL - LUIGI PIRANDELLO
- SENILITA' - ITALO SVEVO
- IL RAGAZZO CON LA CEDRA - EZIO SAVINO
- IL CIMITERO DI PRAGA- UMBERTO ECO
- L'IDIOTA - FEDOR DOSTOESKIJ
- LOTTA DI CLASSE - ASCANIO CELESTINI
- IL BARONE RAMPANTE - ITALO CALVINO
- L'AMANTE - ABRAHAM YEHOSHUA
- CAVIE - CHUK PALAHNIUK
- ESERCIZI DI STILE - QUENEAU - ECO
- NOVELLE PER UN ANNO - LUIGI PIRANDELLO
- GORDON PYM- EDAGAR ALLAN POE
- IL GIORNO PRIMA DELLA FELICITA' - ERRI DE LUCA
- IL VISCONTE DIMEZZATO - ITALO CALVINO
- IL BAR SOTTO AL MARE - STEFANO BENNI
LETTURE CHE PURTROPPO NON HO DIGERITO
- I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER
- LE COSMICOMICHE
- FIESTA
- IL DOTTOR ZIVAGO
Ti aspetto...
cortwarwick_alessandro R. Roma, 9-11-2010
Ti aspetto mentre immobile matura la crisalide
con il timido affanno
della sopravvivenza.
Verrò dove il corpo si schiude distratto
Distratto
Dalla propria esistenza
sabato 10 settembre 2011
volevo scrivere una poesia sull'Identità
Spezzati e sparsi sui versanti della lente
lo sguardo altrui ci dosa omuncoli o giganti
e se la tana è nell’incavo degli specchi
comunque non è intatta la nostra identità:
è vergine piuttosto per mancata appartenenza
allestita ad offerta è teatro di posa.
Per questo non rivendico le mura ai molti attori
Perché al custode non manchi mai lavoro.
L’imbroglio è persino un buon compagno
per chi chiama morte e nascita: “Mistero”.
venerdì 9 settembre 2011
POETA
Guardalo,
si aspetta che l'inchiostro lo frequenti,
controbbatteva ieri ed oggi si
sistema.
Guardalo,
impugna il fiato e a un tratto si schiarisce
la voce, Cristo Santo! Si schiarisce.
Lui che era fumo di tegola
disposto al fuoco per filare via fra i tetti,
ora è una nuvoletta nel gelo
che passeggia sulla sua quota di terra
e saluta
lisciando la lingua dalle tacche dei morsi
o dei pensieri affilati come tali.
Guarda e ricordagli
d'essere la pecca del banditore.
Tornerà prima o poi ad affacciarsi
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